FAQ Lupo

I dubbi e le curiosità più frequenti sul lupo.

Illustrazione di Francesco Barbieri tratta dal video 10 cose da sapere sul lupo | Wolf Apennine Centre e Giuseppe Festa

Le FAQ sono suddivide in diverse categorie:
Domande generali
Il lupo in Piemonte e sulle Alpi
Monitoraggio
Lupi e cani
Bufale... sul lupo




Domande generali


Cosa mangia il lupo?

Il lupo è un predatore generalista e opportunista: il contrario di un animale schizzinoso. Infatti, se le sue prede d’elezione sono gli ungulati selvatici (principalmente cervi, caprioli, daini, camosci, mufloni e cinghiali), non disdegna il bestiame domestico né le carcasse di animali morti. Molto raramente può utilizzare la frutta e – forse più nel passato – la spazzatura. È stato stimato che il fabbisogno giornaliero di carne di un lupo varia dai 3 ai 5 kg e aumenta durante il periodo riproduttivo. I lupi possono sopravvivere digiuni per più giorni e mangiare poi fino a 10 kg di carne in una volta sola: una capacità che risulta molto utile, se di tiene conto del fatto che mediamente solo una caccia su dieci va a buon fine! Le carcasse di animali che ogni tanto capita di trovare camminando in montagna, sono resti di predazioni da lupo? Una bella domanda, cui spesso nemmeno uno specialista è in grado di dare una risposta sicura al 100%, a maggior ragione se è già passato un po’ di tempo dalla predazione. In alcuni casi il luogo del ritrovamento, le caratteristiche della preda e le sue modalità di consumo permettono di attribuire in modo abbastanza sicuro una predazione recente a un lupo piuttosto che a un cane vagante. Ma la stragrande maggioranza delle ossa in cui capita di imbattersi lungo i sentieri appartengono ad animali morti per vari motivi (malattia, valanga, vecchiaia, incidente, …), i cui resti sono stati in seguito scrupolosamente spolpati dai carnivori (volpi, gipeti, …) e ripuliti dagli insetti.

I lupi predano il bestiame domestico?

Sì: i lupi, se ne hanno l’occasione, attaccano il bestiame domestico. In assenza di forme di protezione, gli animali domestici sono più vulnerabili, cioè più facili da predare, di qualsiasi selvatico. Le specie domestiche più attaccate al pascolo d’alpeggio nei mesi estivi sono pecore e capre, animali di taglia ridotta, ma anche vitelli e puledri. A livello italiano, la perdita complessiva provocata dagli attacchi del lupo è una frazione irrilevante della mortalità complessiva registrata sul bestiame, ma in alcuni casi, sul singolo allevatore può assumere dimensioni importanti. Talvolta i danni indiretti sono anche più gravi della predazione di per sé e consistono in aborti, ferite, fuga del bestiame e perdita di produzione del latte. Il conflitto tra allevatori e lupo è maggiore dove il predatore è tornato da poco tempo, ovvero nelle zone in cui si era persa l’abitudine a sorvegliare gli animali in alpeggio e ad adottare sistemi di difesa dal predatore.

Quando e quanto si riproducono i lupi?

I lupi si riproducono una volta sola all’anno. Gli accoppiamenti avvengono tra febbraio e marzo e solitamente si riproduce soltanto la coppia dominante, formata dal maschio e dalla femmina alfa. I cuccioli nascono tra fine aprile e la metà di maggio dopo una gravidanza di 63 giorni. Le femmine partoriscono in media 3-4 piccoli per ogni cucciolata, ma nel primo anno di vita la mortalità tra i giovani lupi è alta e non tutti riescono a raggiungere l’età adulta.

Quanti lupi ci sono in un branco?

In media sulle Alpi italiane sono stati documentati branchi 5-6 lupi. Ma il numero degli animali oscilla nel corso dell’anno: in autunno-inverno il branco è al suo apice, perché è composto dai genitori (la coppia cosiddetta “alpha”, composta dal maschio e dalla femmina dominanti), dai cuccioli dell’anno nati in tarda primavera, e da quelli dell’anno prima, che non hanno ancora lasciato il branco per andare in dispersione. La partenza dei giovani e l’elevata mortalità dei cuccioli entro il primo anno di vita riducono quindi drasticamente il numero degli animali nel branco, che in primavera-estate raggiunge il suo minimo, per tornare a crescere quando i cuccioli dell’anno successivo iniziano a unirsi agli adulti. E così via.

È facile avvistare un lupo?

Decisamente no. A meno di non essere lo sfortunato pastore di un alpeggio particolarmente soggetto agli attacchi, è difficile avvistare un lupo. Basti pensare che ci sono ricercatori e volontari che monitorano da anni la presenza del lupo in Piemonte e, pur avendo collezionato decine e decine di impronte ed escrementi, lo hanno intravisto si e no un paio di volte!

I lupi sono pericolosi per le persone?

I lupi non considerano gli umani delle prede e non le attaccano per nutrirsi: sono diffidenti nei confronti degli umani e, se possono, si tengono a distanza di sicurezza. Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, dove la specie non si è mai estinta e dove ogni anno transitano migliaia di escursionisti, non si sono mai verificati incidenti con le persone.
Nelle valli alpine delle province di Cuneo e Torino, dove il lupo è presente e diffuso da più di vent’anni e la frequentazione turistica è intensa, gli avvistamenti restano comunque piuttosto rari e non sono stati documentati veri e propri incidenti con persone.
Si segnalano per completezza due episodi recenti, di cui uno (risalente al 2017) è consistito in una aggressione su un cane da parte di quattro lupi (il cane ha riportato ferite da morsicature), con successivo intervento di salvataggio da parte del padrone (che non ha riportato nessuna ferita) e il secondo (risalente al 2015) limitato alla testimonianza del protagonista, un pescatore che afferma di essere stato aggredito da un lupo riportando ferite lievi (le analisi genetiche effettuate sui campioni biologici di stoffa, non hanno tuttavia confermato l’aggressione).
Come tutti i selvatici, il lupo può diventare pericoloso e manifestare atteggiamenti aggressivi se percepisce una minaccia. Nel caso in cui ci si imbatta in animali che si stanno nutrendo è ovviamente bene tenersi a distanza e allontanarsi il prima possibile (a nessuno piace essere disturbato durante il pranzo), così come nel caso in cui ci si imbatta in una cucciolata, in un lupo ferito o che si sente in trappola perché impossibilitato alla fuga.

Cosa faccio (e cosa non devo fare) se incontro un lupo?

Gli umani hanno sempre perseguitato il lupo, in genere gli animali ci percepiscono come una minaccia e - siccome ci conoscono - se possono ci evitano volentieri. Talvolta i giovani animali sono meno diffidenti, ma è certo che non si lasciano avvicinare se sono in buona salute. Bisogna anche considerare che se si osserva da vicino un lupo vuol dire che forse i suoi sensi, molto più sviluppati dei nostri, non gli hanno permesso di intercettarci, magari perché il vento era a nostro favore. In ogni caso, se ci imbattiamo in un lupo, è preferibile... non fare niente (di stupido, soprattutto). Nel caso lo si sorprenda da vicino, si avrà poco tempo per vederlo fuggire via. Una volta che si è allontanato, evitiamo di seguirlo. Se proprio siamo spaventati, possiamo far rumore, urlando e agitando le braccia: ciò servirà anche a scaricare un po’ dell’adrenalina che questo emozionante incontro ci avrà procurato. Nel caso invece lo si osservi da lontano, non agitiamoci e restiamo in silenzio: godiamoci questo momento che molto probabilmente sarà uno dei rari ricordi che avremo del lupo, animale schivo e difficilissimo da avvistare. Se poi capitasse di assistere a una predazione su animali selvatici, non dobbiamo interferire in nessun modo con l’azione di caccia del lupo per “salvare” la preda: il lupo è un fattore di selezione naturale dell’ambiente e come tale va rispettato. Se invece incontriamo dei lupi che stanno già mangiando una preda, evitiamo di disturbarli, allontanandoci subito in silenzio. Se per caso i lupi scappassero, spaventati dal nostro arrivo imprevisto, evitiamo comunque di avvicinarci e di toccare la carcassa predata. In ogni caso, se avete la fortuna di avvistare un lupo, cercate di fargli una foto o un video e - ancora prima di postarlo su qualche social - annotatevi giorno, luogo e ora e segnalate la vostra osservazione al 112 (Carabinieri-Forestale), sul sito target=_blank> www.lifewolfalps.eu o all’Ente locale di competenza (Parchi, Province, Comuni): il vostro contributo può essere importante per il monitoraggio del lupo!

Ci sono stati in passato attacchi a persone in Italia?

Sì, in passato sono stati documentati attacchi in contesti rurali e alpini molto differenti da quelli di oggi, in cui la presenza umana era maggiore e capillare e il numero di prede selvatiche a disposizione del lupo molto minore. Nelle campagne e nelle montagne coltivate e disboscate di un secolo fa, gli habitat e le prede scarseggiavano. Persone e lupi erano in competizione diretta per gli spazi e per le risorse alimentari. In questo contesto si sono verificati degli episodi di aggressione a da parte dei lupi a scopo alimentare: le vittime aggredite in passato spesso erano bambini o donne lasciati da soli a sorvegliare gli animali al pascolo, una pratica diffusa in Italia fino ai primi del 1900. Nel contesto ecologico-sociale odierno, dove i boschi hanno riconquistato terreno e gli ungulati selvatici, prede d’elezione del lupo, sono abbondanti, gli esseri umani non sono contemplati come possibili prede. In Italia, almeno a partire dalla Seconda guerra mondiale, non sono stati più registrati attacchi all’uomo. Un numero consistente degli attacchi (mortali o meno) a persone registrati in passato in Italia e in Europa sono stati causati da lupi affetti da rabbia, malattia non documentata per l’Italia dal 1997 al 2008. Dopo alcuni casi eccezionalmente documentati nel 2008-2011 in zone limitate al Nordest, oggi l’Italia è tornata indenne da rabbia. La probabilità di essere aggrediti oggi da un lupo affetto da rabbia è dunque di fatto assente.

E oggi si verificano nel mondo attacchi a persone?

Oggi si verificano incidenti fra lupi e persone in aree del mondo dove le dinamiche fra lupi e persone si svolgono in contesti molto diversi da quelli italiani. Per esempio si sono registrati rari casi (due episodi nel periodo 2002-2012) di persone uccise da un attacco predatorio da parte di lupi nel Nord America, dove i branchi possono essere particolarmente numerosi per motivi biologici e le dimensioni degli individui sono leggermente più grandi. Gli episodi riguardano aree remote e con livelli di antropizzazione neanche lontanamente comparabili con quelli alpini. Per saperne di più sugli incidenti fra lupi e persone nel mondo, il documento più completo e aggiornato (anche se è del 2002) è The fear of wolves. A review of wolf attacks on humans, liberamente scaricabile anche in francese.

Come si spiega la paura del lupo?

Noi, come tutti gli altri esseri viventi, siamo figli di una lunga storia evolutiva, che certamente prevede la paura dei carnivori, che sono stati per millenni nemici e competitori dei nostri progenitori. Su questa paura ancestrale, che ci portiamo dentro, si sono innestate nel corso dei secoli leggende, dicerie e favole che dipingono il lupo come un concentrato di malvagità, in parte giustificate dai rari – ma veri – attacchi all’uomo documentati in passato. Ma oggi le nostre azioni e i nostri pensieri possono e devono trovare ispirazione nella ragione e nella conoscenza, che suggerisce di avere un atteggiamento di prudenza e rispetto nei confronti dei grandi carnivori. Molti filtri culturali hanno distorto la nostra visione del lupo (e dell’orso), talvolta facendolo apparire più simile a noi (con pregi – pochi! – e difetti – tantissimi! – umani), più spesso dipingendolo come l’incarnazione del male assoluto. Ma chi è davvero il lupo? Semplicemente un carnivoro selvatico, sul conto del quale la ricerca scientifica ci ha rivelato quanto basta per provare curiosità, ammirazione, ma anche rispetto. Individuare la giusta distanza fra noi e il lupo è complesso: si tratta di imparare a rapportarsi con i selvatici, che vanno rispettati senza cercare di interferire, senza confidenza né timore.

Cosa faccio se trovo un lupo morto o ferito?

Bisogna chiamare immediatamente le Istituzioni competenti di fauna selvatica più vicine al luogo di ritrovamento, come i Carabinieri-Forestale, le Polizie Provinciali, i Parchi Naturali o Nazionali della zona.

Dove si curano i lupi feriti?

I lupi feriti si curano in centri di recupero della fauna selvatica o in recinti faunistici idonei e autorizzati per la detenzione della specie protetta.

I lupi feriti, una volta curati e guariti, tornano in natura?

I lupi feriti vengono curati allo scopo di restituirli nel più breve tempo possibile alla vita selvatica. Solo nei casi di incidenti che causino danni permanenti agli animali o quando la permanenza dell’animale in cattività diventa troppo lunga per un reinserimento di successo in natura, i lupi vengono trattenuti all’interno delle aree faunistiche.

Dove posso vedere i lupi?

In natura il lupo è un animale estremamente schivo e difficile da incontrare. Un buon modo per soddisfare la curiosità di vedere un lupo, imparando nel frattempo molte cose interessanti sul suo conto, è quello di visitare un’area faunistica, come il Centro faunistico “Uomini e lupi” di Entracque.


Il lupo in Piemonte e sulle Alpi

Storicamente, il lupo era presente sulle Alpi?

Certo che sì. Fino a cento anni fa, il lupo faceva parte a tutti gli effetti dell’ecosistema alpino. Considerati animali nocivi e cacciati, gli ultimi lupi sono stati uccisi non solo nelle valli piemontesi e sull'intero arco alpino nella prima metà del Novecento.

...e nel resto d'Italia, il lupo si è mai estinto del tutto?

No, nel nostro Paese il lupo non è mai scomparso completamente, anche se il rischio di estinzione della specie è stato forte: negli anni ’70 del Novecento rimanevano su tutto il territorio nazionale solo un centinaio di individui, limitati a poche aree montane dell’Appennino centro-meridionale. Le prime informazioni su quello che rimaneva della popolazione di lupo in Italia le abbiamo grazie a due ricercatori, Luigi Boitani dell’università La Sapienza di Roma ed Erick Ziemen del Max Planck Institut di Monaco, che all’inizio degli anni ‘70, su commissione del WWF, hanno studiato la distribuzione della specie evidenziando che, senza interventi mirati, di lì a poco i lupi si sarebbero estinti del tutto. I tempi erano maturi, qualcosa era finalmente cambiato e una nuova consapevolezza si era diffusa nell’opinione pubblica: il lupo non era più visto soltanto come una potenziale fonte di disturbo, ma anche e soprattutto come un tassello prezioso della biodiversità italiana, da proteggere per garantire l’equilibrio degli ecosistemi. Questa nuova sensibilità è alla base dei primi provvedimenti di tutela a livello nazionale: il decreto ministeriale Natali, del ’71, che ha eliminato il lupo dalla lista degli animali nocivi e proibito l’uso dei bocconi avvelenati, e il Marcora, del ’76, che ha sancito la protezione integrale e il divieto di caccia totale della specie.

Se i lupi si erano estinti sulle Alpi, da dove vengono i lupi che si trovano oggi sull'arco alpino?

I lupi che vivono oggi stabilmente sulle Alpi Occidentali e che stanno ricolonizzando naturalmente le Alpi Centrali e Orientali sono i discendenti diretti dei lupi sopravvissuti all’estinzione nell’Appennino centro-meridionale all’inizio degli anni ’70, che da allora hanno ricolonizzato prima le aree dell’Appennino settentrionale, per poi ripopolare gradualmente le Alpi Occidentali per espansione naturale all’inizio degli anni ’90. Tutti i lupi che oggi ci sono sulle Alpi sono discendenti dei lupi sopravvissuti in Appennino... o quasi: negli ultimi anni, sulle Alpi centro-orientali stanno riapparendo per dispersione naturale anche i primi lupi provenienti dalla popolazione dinarica della Slovenia: nel 2012 nel Parco dei Monti Lessini (VR) il lupo della popolazione dinarica Slavc, proveniente dalla Slovenia ha fondato il primo branco "misto" con Giulietta, femmina della popolazione alpina proveniente dal Piemonte.

Come sono tornati i lupi sulle Alpi?

Sulle loro zampe. A differenza di altre specie, scomparse dalle nostre montagne del tutto o in parte e in seguito reintrodotte dall’uomo, come per esempio il gipeto (estintosi del tutto) o lo stambecco (sopravvissuto solo all’interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso), il ritorno del lupo è frutto di una ricolonizzazione naturale, facilitata da alcuni fattori. Lo spopolamento delle zone alpine e rurali e l’abbandono delle coltivazioni hanno portato a un progressivo aumento delle superfici boscate e del numero di ungulati selvatici (caprioli, cinghiali, daini, cervi, camosci, etc.) di cui il lupo si nutre. L’aumento delle prede disponibili e la protezione accordata alla specie a livello nazionale ed europeo hanno ulteriormente contribuito a creare condizioni favorevoli al ritorno del lupo sulle Alpi.

Perché i lupi stanno ricolonizzando le Alpi?

Molti si domandano “chi glielo ha fatto fare? che cosa spinge i lupi a espandere continuamente il loro territorio percorrendo distanze lunghissime?”. Il lupo è un colonizzatore per natura, è una specie i cui giovani abbandonano il territorio di origine alla ricerca di nuovi territori dove stabilirsi per poi difenderli dagli altri lupi, costringendo chi arriva dopo a spingersi ancora più lontano, ampliando sempre di più l'areale della popolazione. Per capire meglio questo meccanismo, occorre approfondire i tre concetti chiave di socialità, territorialità e dispersione. I lupi sono organizzati in branchi, che sono delle unità familiari che occupano ciascuna un territorio ben definito: all’interno dei confini di competenza di un branco non è tollerata generalmente la presenza di lupi estranei. Il branco è costituito dalla coppia alfa, il maschio e la femmina dominanti – la sola a riprodursi -, dai cuccioli dell’anno e, occasionalmente, da lupi immigrati. In Italia la composizione media di un branco è di 5 individui, ma la sua composizione oscilla (sempre in media) fra 2 e 7 animali. A ogni generazione, i cuccioli che raggiungono la maturità sessuale hanno di fronte due opzioni: o rimanere nel branco come animali subalterni, con la prospettiva, forse, di diventare un giorno lupi alfa, oppure abbandonare il branco di origine e partire alla ricerca di nuovi territori dove fondare un altro branco con un animale del sesso opposto. Spesso questa seconda opzione è una scelta obbligata, perché il territorio del branco di origine non sarebbe abbastanza ricco di prede da sfamare un numero maggiore di elementi. Quando i giovani lupi abbandonano il branco alla ricerca di nuovi territori si dice che vanno “in dispersione”. Se consideriamo che il territorio di ciascun branco sulle Alpi ha dimensioni minime comprese tra i 150 e i 400 kmq, è facile capire che i lupi in dispersione devono fare un bel po’ di strada prima di potersi insediare in una nuova zona! Se poi pensiamo che nell’arco delle ventiquattro ore, e principalmente nelle ore notturne, i lupi possono compiere spostamenti di oltre 50 km, iniziamo a capire che non solo è possibile che dagli Appennini si siano spostati, di generazione in generazione, fino a raggiungere le Alpi, ma anche che si è trattato di un processo dettato dalle necessità naturali della specie. Di sicuro, il ritorno del lupo è stato agevolato da una serie di fattori favorevoli: lo spopolamento delle campagne e delle montagne con il conseguente aumento delle superfici boscate, l’aumento delle prede a disposizione dei lupi (gli ungulati selvatici), la protezione legale della specie e le campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

Quanti sono i lupi sulle Alpi?

I dati più recenti disponibili a oggi sono quelli raccolti nell'inverno 2017-2018 nell'ambito del progetto LIFE WOLFALPS Report “La popolazione di lupo sulle Alpi italiane” . Si tratta dunque di dati ormai "vecchi": la situazione attuale vede un aumento della presenza e dell'areale di distribuzione della specie con l'occupazione di nuove aree alpine e la recente comparsa anche in aree pedemontane, collinari e di pianura. Per questo è sempre importante accompagnare la stima minima con l’anno di riferimento. Saremo in grado di fornire una nuova stima alpina (la prima a livello di tutte le Alpi, che integra i dati di Italia, Francia, Austria, Svizzera, Germania e Slovenia) con l’enorme lavoro che verrà effettuato grazie al nuovo Progetto LIFE WOLFALPS EU per l’inverno 2020-2021, probabilmente per fine settembre 2021. I dati più aggiornati attualmente a disposizione sono stati presentati dal Centro Grandi Carnivori il 23 aprile 2020 nel corso dell'Audizione della V Commissione Ambiente.


Monitoraggio


Come si contano i lupi?

La stima minima del numero di lupi e del numero di branchi in Piemonte e sulle Alpi viene determinata tramite la combinazione di tecniche non invasive: la conta tramite tracciatura su neve (snowtracking) durante l’inverno, la tecnica di wolf-howling (che consiste nel produrre ululati per stimolare risposte da parte dei lupi presenti nei dintorni, per registrarne la presenza e il numero), le osservazioni certe documentate (spesso tramite trappole video-fotografiche) e le analisi genetiche condotte su campioni biologici. In particolare, queste ultime si basano sull’estrazione di DNA dalle feci dei lupi o da altri campioni quali peli, urine, tessuti e saliva. In base alle analisi genetiche è possibile determinare, tramite l’analisi di loci microsatellite, il genotipo unico dell’individuo, che costituisce una sorta di “carta d’identità” del lupo campionato, che viene generalmente individuato attraverso l’attribuzione di una sigla composta da una lettera (M o F a seconda del sesso dell’individuo) e da un numero progressivo. L’analisi genetica permette di studiare gli spostamenti dei singoli lupi nel corso delle stagioni e di stimare il numero dei branchi e degli indivisui presenti su un territorio senza dover catturare fisicamente gli animali.

Che cos'è la "stima minima"?

La dimensione della popolazione di lupo si valuta attraverso due stime: la stima delle unità riproduttive, cioè dei branchi/coppie presenti sulle Alpi e la stima dei singoli individui. La stima del numero di branchi è generalmente più precisa della stima del numero di lupi, perché si tratta di campionare animali che occupano territori stabili. Queste stime si ottengono combinando i dati raccolti sul campo con un monitoraggio intensivo del territorio svolto nei mesi invernali in maniera sistematica e contemporanea da una rete costituita da centinaia di operatori formati che dedicano alcune giornate a questa attività (guardiaparco, carabinieri-forestale, tecnici dei Comprensori Alpini e degli Ambiti Territoriali di caccia, polizie provinciali, etc.). Grazie al progetto LIFE WOLFALPS EU In particolare, la stima del numero MINIMO di lupi presenti è ottenuta dal numero massimo di lupi campionati e tiene conto sia di quelli che fanno parte di branchi/coppie che di quelli in dispersione. Si chiama stima MINIMA perché il metodo scientifico sa di non essere infallibile, non ha la presunzione di affermare: "i lupi sono ESATTAMENTE tot", ma dice: "dall'analisi dei dati raccolti i lupi sono ALMENO tot". È intuibile infatti che una percentuale (a sua volta stimabile con modelli statistici) di lupi sfugga al campionamento: per lo più sono lupi in dispersione che, in ogni caso, sono destinati in larga maggioranza a non raggiungere l'età adulta. Idealmente, avere entrambe le stime minime è il modo migliore per fotografare la popolazione di lupo in un dato momento. I dettagli del monitoraggio sono ben descritti nel Report “La popolazione di lupo sulle Alpi italiane” .

Che cos’è il wolf-howling?

Il wolf-howling è una tecnica di monitoraggio non invasiva che consiste nell’induzione di risposte vocali da parte dei lupi mediante la riproduzione dei loro ululati, al fine di individuare la presenza degli animali e stimare la composizione del branco (numero minimo di individui e presenza o meno di cuccioli). Questa attività, svolta durante il periodo estivo (luglio-settembre), è particolarmente utile nel caso della presenza di branchi stabili per verificare l’avvenuta riproduzione e localizzare il sito di rendez-vous.

Che cos’è lo snow-tracking?

Lo snow tracking è una tecnica di monitoraggio non invasiva che consiste nel ricercare e rilevare le tracce dei lupi sulla neve. La tracciatura su neve ha generalmente come obiettivo principale la documentazione degli spostamenti dei lupi e la valutazione della composizione dei branchi. Nel dettaglio, la tecnica ha i seguenti obiettivi: Stimare il numero minimo di individui presenti sul territorio; Definire le associazioni tra i vari individui per determinare la presenza dei branchi; Ottenere informazioni sull’uso del territorio da parte dei lupi, Esaminare eventuali predazioni di ungulati o eventi di scavenging (cioè l’utilizzo di carcasse morte per altre cause); Raccogliere escrementi freschi associati ad una traccia di lupo, campioni fondamentali su cui sono condotte le analisi genetiche per la stima della popolazione. Ovviamente la tecnica è eseguibile solo in inverno durante la stagione nevosa, che sulle Alpi generalmente è compresa fra novembre e aprile. La procedura d'indagine prevede, al fine di intercettare le tracce dei lupi, la percorrenza di transetti nell’area di studio, con l’ausilio - se necessario - di racchette da neve o sci da alpinismo. Una volta individuate le tracce, queste, se fresche, sono seguite a partire dal punto di rinvenimento prima a ritroso e poi nel senso di avanzamento, al fine di minimizzare il disturbo degli animali. Ogni tracciatura deve essere riportata in cartografia e, durante la tracciatura dei percorsi, è fondamentale rilevare e, se necessario, raccogliere, escrementi, urine e carcasse di selvatici predati. Infine è necessario contare i lupi presenti nel branco nei tratti in cui una traccia di divide. Il numero massimo dei lupi rilevati lungo la traccia nel corso di tutto l’inverno è considerato il numero minimo dei lupi presenti nel branco. Si arriva così ad avere delle stime minime dei lupi presenti per branco. Al fine di contare il numero dei branchi adiacenti presenti in un’area, si devono effettuare survey simultanee 24-48 ore dopo una nevicata. Le survey consistono nella ricerca simultanea delle tracce di lupo su larga scala, avvalendosi della collaborazione di più operatori preparati su una procedura standard. In questo modo è possibile individuare il numero dei branchi in un areale vasto effettuando in un secondo momento confronti tra settori limitrofi e la ricostruzione dei tracciati seguiti da più operatori.


Lupi e cani


È possibile distinguere l'impronta di un lupo da quella di un cane?

Nonostante alcuni manuali di campo persistano nell'affermare il contrario, dimensione e forma non sono caratteristiche valide per distinguere la singola impronta di un lupo da quella di un cane delle stesse dimensioni.

Andare in giro con i cani al guinzaglio o liberi nei pressi, nei boschi, è pericoloso?

No, se i cani sono al guinzaglio o comunque sotto il controllo di una persona che si trova quindi nelle immediate vicinanze, non c’è pericolo. I lupi in linea di massima saranno più disturbati dalla nostra presenza che ansiosi di liberarsi di un potenziale intruso nel loro territorio, quale potrebbe essere considerato il nostro cane. Per completezza, citiamo tuttavia un episodio eccezionale risalente al 2017 di una aggressione su un cane da parte di quattro lupi (il cane ha riportato ferite da morsicature), con successivo intervento di salvataggio da parte del padrone che si trovava nelle immediate vicinanze (e che non ha riportato nessuna ferita). L’episodio si è verificato in borgata Tora, nel Comune di Giaveno (TO).

Lasciare vagare libero il cane può essere pericoloso per la sua incolumità?

Lasciar vagare il cane da solo, prima che di essere pericoloso è contro la legge italiana, secondo la quale il proprietario di un cane è responsabile del benessere, del controllo e della conduzione del proprio animale (ORDINANZA Min. Sal., concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani; art. 672 cp; art. 2052 cc). I cani lasciati liberi, anche solo per una “sgambata” serale in autonomia, sono un pericolo per la fauna selvatica e, in zona di presenza di lupi, sono essi stessi in pericolo: i lupi potrebbero riconoscerli come rivali e ferirli o ucciderli. È stato quello che è capitato, per esempio, al labrador Tommy in Lessinia (VR).

Tenere il cane alla catena fuori casa può essere pericoloso per il cane?

In Appennino è già stata documentata più volte l’aggressione a scopo alimentare di cani tenuti alla catena in cascine isolate. Spesso quando un animale o un branco assumono questa abitudine si creano enormi tensioni, quindi è importantissimo evitare di attirare i lupi nei pressi delle cascine abbandonando nella concimaia resti che potrebbero essere appetibili, come per esempio scarti di macellazione, residui alimentari o placente. In Piemonte c’è stato, per ora un solo episodio, di probabile predazione di lupo su cane alla catena (non verificato).

Come si distingue un lupo da un Cane Lupo Cecoslovacco?

Una delle "bufale" più diffuse è certamente quella che vede continui avvistamenti, spesso in zone antropizzate, di animali "simil lupoidi", quasi sempre riconosciuti come lupi dal pubblico e dagli organi di informazione. A questi fatti, molto spesso seguono allarmi, titoli di giornali, prese di posizione pubbliche e politiche, etc.etc. Il più delle volte (quando è disponibile anche una foto dell'animale) questi casi si rivelano essere avvistamenti di cani lupo cecoslovacco vaganti e/o mal custoditi. Nella maggior parte dei casi è possibile distinguere un lupo da un CLC facendo attenzione ad alcune caratteristiche che permettono una distinzione univoca:
1) DIMENSIONI CORPOREE: un lupo adulto pesa mediamente tra i 25 e i 35 kg (la femmina è più piccola del maschio). Un cane lupo cecoslovacco adulto ha spesso dimensioni e peso maggiori. Il peso di alcuni esemplari maschi può toccare anche 40-45 kg. Spesso (ma non sempre) è un po’ più “grassoccio” di un lupo in natura.
2) COLORAZIONE DEL MANTELLO: nel lupo la colorazione tipica è grigio-beige, con tonalità tendenti al crema sulle regioni ventrali. È presente una fascia grigia più scura sul dorso, che prosegue nella coda. La coda termina sempre con la punta nera. In estate il mantello assume tonalità più tendenti al rossiccio. Nel cane lupo cecoslovacco la colorazione va dal giallo-grigio al grigio-argento. Il manto è chiaro anche sulla parte inferiore del collo e sul petto. È quasi sempre presente una banda più chiara all'altezza della scapola.
3) ORECCHIE: nel lupo sono corte, tozze, arrotondate. Nel cane lupo cecoslovacco sono più lunghe e a punta. 4) CODA: nel lupo la coda è corta, la lunghezza negli adulti non supera quasi mai 1/3 della lunghezza totale del corpo (35 cm in media). La punta della coda è sempre nera. Abbassata o eretta, è generalmente tenuta dritta e non “a ricciolo”. Nel cane lupo cecoslovacco la coda è più lunga, e se portata alta, spesso viene portata a forma di “falcetto”.
5) MASCHERINA FACCIALE: nel lupo la mascherina facciale bianca copre i lati del muso e le guance, generalmente è poco estesa sotto il collo e presenta contorni sfumati e poco definiti. Nel cane lupo cecoslovacco la mascherina appare decisamente più estesa e con contorni più netti e definiti.
6) ZAMPE: nel lupo è presente una banda scura sugli arti anteriori. Nel cane lupo cecoslovacco questa banda scura è generalmente assente, e la colorazione della parte anteriore degli arti appare uniformemente chiara.



Che cosa sono gli ibridi?

Gli ibridi sono incroci fra lupi e cani: lupo (Canis lupus) e cane (Canis lupus familiaris) sono biologicamente la stessa specie e dal loro accoppiamento nascono cuccioli che a loro volta possoni fare figli (ibridi di seconda generazione). Negli ultimi venti anni si sono intensificate le segnalazioni di lupi con caratteristiche morfologiche difformi da quelle standard del lupo italiano (lupi neri o di colore pezzato, presenza dello sperone, unghie bianche, prognatismo e anomalie della dentizione, ecc.). Inoltre le analisi genetiche condotte con tecniche sempre più raffinate hanno permesso di confermare che alcuni esemplari di canidi selvatici (in Toscana e altrove) sono in realtà ibridi non solo di prima generazione (risultanti dal primo incrocio di un lupo con un cane) ma anche ibridi successivamente introgressi nella popolazione di lupo. Esemplari ibridi sono stati confermati nel Mugello, nel Senese, nell’Amiata grossetano, nel Parco naturale della Maremma e, di recente, nell'Appennino settentrionale. La presenza di ibridi nel corridoio ecologico dell'Appennino Ligure-Piemontese costituisce una minaccia per la conservazione della popolazione alpina di lupo.

Gli ibridi possono essere un problema per i lupi in natura?

L’aumento del tasso di ibridazione lupo-cane, favorito dal fenomeno del randagismo e dei cani vaganti, rappresenta una grave minaccia per il lupo, poiché costituisce una fonte di inquinamento genetico e comporta la perdita irrimediabile di adattamenti acquisiti nel corso di milioni di anni attraverso la selezione naturale. L’ibridazione costituisce una minaccia alla conservazione del lupo da almeno tre punti di vista:
a)la formazione degli ibridi e la loro introgressione nella popolazione di lupo sono una minaccia alla sopravvivenza del lupo come specie;
b)per l’inasprimento dei conflitti con l’uomo, poiché gli ibridi causano gli stessi danni del lupo, ma la colpa è attribuita al lupo con conseguenti ripercussioni per l’immagine e l’accettazione sociale della specie;
c)per il vuoto normativo sulla questione, poiché gli ibridi non sono identificati nell’attuale quadro normativo nazionale: non sono protetti dalla legge quadro sulla caccia (L.N. 157/92), ma neanche contemplati dalla legge sul randagismo canino (L.N. 281/91) né dai regolamenti per l’indennizzo dei danni. Questa situazione pone seri problemi legali per la gestione sia degli animali ibridi che dei danni da loro causati.


Bufale...sul lupo


I lupi sono stati reintrodotti?

No: in Europa nessun lupo, per nessuno scopo è stato mai catturato per essere poi spostato e liberato a scopo di ripopolamento. L’espansione del lupo negli ultimi quarant'anni è frutto solo ed esclusivamente di dinamiche naturali della specie.

Noi umani tendiamo a sottovalutare le capacità di spostamento degli animali, come se, solo per il fatto che non possono guidare un’automobile o prendere un treno, debbano essere condannati a trascorrere la loro vita nel raggio di pochi chilometri quadrati. Alcune specie, fra cui il lupo, sono invece in grado di compiere grandi spostamenti, anche di decine di chilometri in un solo giorno, che possono diventare centinaia e persino migliaia di chilometri nel giro di qualche mese. Così, a partire dalle poche decine di lupi sopravvissuti all’estinzione in alcune zone dell’Appennino centro-meridionale, generazione dopo generazione, la specie ha riconquistato i territori da cui era stata cacciata (sulle Alpi, ai primi del ‘900).

Nel caso del lupo gli spostamenti sono un comportamento caratteristico della specie e prendono il nome di dispersioni: i giovani che raggiungono la maturità sessuale, abbandonano il branco d’origine e il territorio stabile su cui insiste, per andare in cerca di un nuovo territorio, adatto e ancora libero, e di un lupo del sesso opposto insieme al quale dare vita a un nuovo branco. Oggi sulle Alpi Occidentali i territori più favorevoli (ovvero quelli con meno persone e più prede a disposizione) sono tutti occupati, quindi i giovani lupi si trovano a dover percorrere grandi distanze, spesso in territori di pianura o di collina molto più abitati e costruiti, dove i pericoli per un lupo sono molto maggiori (maggiore rischio di essere investiti, maggior disturbo antropico, minore disponibilità di prede)

Come lo sappiamo? È stato possibile documentare numerose dispersioni, attraverso l’analisi genetica dei campioni biologici (p.e. escrementi, tessuti, saliva, peli) che i lupi lasciano dietro di sé. I “nodi” sulla mappa rappresentano i luoghi dove sono stati raccolti, a mesi di distanza, i campioni biologici appartenenti allo stesso esemplare, maschio (M) o femmina (F):
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Inoltre, alcuni esemplari di lupo sono stati catturati e rilasciati in natura con un radiocollare gps, uno strumento capace di trasmettere in tempo reale la posizione dell’animale. Tra le più famose dispersioni documentate c’è quella del lupo “Ligabue”, dall’Appennino Tosco-Emiliano alle Alpi Liguri (descritta in Ciucci P. et al. “Long-Distance Dispersal of a Rescued Wolf from the Northern Apennines to the Western Alps”, Journal of Wildlife Management 73: 1300-1306):
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Più recente e altrettanto famosa è la dispersione del lupo “Slavc”, che dalla Slovenia ha raggiunto, dopo un lungo viaggio, l'altopiano dei monti Lessini, dove nel 2012 ha formato con la femmina “Giulietta” il primo branco costituito da un lupo della popolazione dinarica e un lupo della popolazione alpina, documentata dai ricercatori dell’Università di Ljubljana nell’ambito del progetto LIFE SloWolf:

Di sicuro, negli ultimi quarant’anni abbiamo favorito indirettamente il ritorno del lupo in tre modi: garantendogli protezione legale a livello nazionale e internazionale (un tempo il lupo era considerato un animale nocivo e, in quanto tale, ne era promossa l’eliminazione); abbandonando in massa le campagne e le montagne, che si sono spopolate e ricoperte di boschi; immettendo per ragioni venatorie specie cacciabili (cinghiali, caprioli, daini, cervi), che sono anche le prede preferite del lupo.

Conclusione: l’attuale espansione del lupo è frutto solo ed esclusivamente di dinamiche naturali della specie, nessun ripopolamento è stato mai operato in Europa.

Il numero di lupi in una stessa zona crescerà all'infinito?

No. La natura è fatta troppo bene per permettere una cosa simile. Il lupo è un superpredatore che occupa il vertice della catena alimentare: se i lupi diventassero troppo numerosi finirebbero per ridurre eccessivamente il numero delle prede a disposizione. Invece funziona così: i lupi sono organizzati in branchi, ovvero famiglie composte da madre e padre (il maschio e la femmina dominanti) e dai cuccioli. Insieme occupano un territorio molto vasto (sulle Alpi in media di 200 kmq) dove sono gli unici a cacciare e che difendono dall’intrusione di altri lupi. Solo la coppia dominante si riproduce, una sola volta all’anno, e i giovani, una volta raggiunta la maturità sessuale, abbandonano il branco di origine e vanno in dispersione. Mediamente sulle Alpi ne sopravvive uno su quattro. Se non ci fossero gli umani, i lupi si auto-limiterebbero uccidendosi a vicenda, come succede per esempio nel Nord America, dove la pressione antropica è minore. Anche sulle Alpi sono già state documentate diverse aggressioni letali intraspecifiche, ovvero uccisioni di lupi da parte di altri lupi.

Le aree faunistiche allevano lupi per poi rilasciarli?

Assolutamente no. Le aree faunistiche non “allevano” lupi e tanto meno li rilasciano. Le aree faunistiche sono centri di recupero temporanei per animali incidentati o feriti e bisognosi di cure. Ospitano in maniera permanente soltanto animali che non potrebbero più vivere in natura.


Video: Dieci cose da sapere sul lupo