Misure per la protezione del bestiame

Prevenzione

Presenza del pastore in alpeggio
Recinzioni elettrificate
Cani da guardiania
Dissuasori

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Presenza del pastore in alpeggio

La permanenza continuativa dell’allevatore in alpeggio è il requisito fondamentale non solo per garantire una corretta gestione degli animali ed un utilizzo razionale del pascolo, ma anche per ridurre le predazioni (sia in maniera diretta controllando cosa accade in alpeggio, sia in maniera indiretta attraverso l’utilizzo e la gestione di altri sistemi antipredatori). A tal fine è necessario promuovere e sostenere la permanenza degli allevatori in alpeggio anche attraverso opportuni interventi di sostegno mirati a risolvere le diverse problematiche logistiche della montagna, quali la disponibilità di strade forestali e sentieri che facilitino gli spostamenti, di alloggi in quota (recupero/costruzione di strutture abitative, disponibilità di strutture temporanee, fornitura di acqua potabile ed energia elettrica), di strumentazione varia (buona diffusione della rete telefonica GSM).


Recinzioni elettrificate

La recinzione elettrificata è una barriera fisica con azione psicologica per gli animali che ne entrano in contatto: toccando la recinzione gli animali ricevono una scossa intensa e dolorosa che rimarrà impressa nella loro memoria e li dissuaderà da ulteriori contatti. Inoltre la recinzione emette dei deboli rumori che sono percepiti anche a distanza e che rappresentano un segnale che funge da deterrente. I principali componenti della recinzione elettrificata sono: rete, elettrificatore, batteria e pannello solare. Sono presenti sul mercato diverse tipologie di recinzioni elettrificate a seconda delle esigenze dell’allevatore, della specie e del numero di animali da contenere e della tipologia di pascolo in cui devono essere montate. Le principali differenze riguardano l’altezza della rete, la robustezza dei pali di sostegno, l’amperaggio e il voltaggio del sistema batteria-elettrificatore e la potenza del pannello solare. Le recinzioni elettrificate sono utilizzate principalmente per il confinamento notturno degli animali (caso degli ovi-caprini), ma anche per proteggere gli animali in procinto di partorire e i capi appena nati (situazione estendibile a qualsiasi specie).

Approfondimento

Accorgimenti per un corretto funzionamento delle recinzioni elettrificate.
  • Preferire una recinzione con perimetro senza angoli: gli animali spaventati tendono a correre lungo il perimetro della rete e, in presenza di angoli, potrebbero ammucchiarsi abbattendo la recinzione e rendendo vano il suo effetto di protezione.
  • Prevedere, se necessario, una “doppia recinzione”: due recinti concentrici separati da un corridoio di circa 2 metri, così da evitare che il bestiame sia a stretto contatto con eventuali predatori e contenendo dunque quelle reazioni di panico che potrebbero portare all’abbattimento del recinto da parte dei domestici.
  • Effettuare una regolare pulizia del terreno dove poggia a terra la rete. La recinzione deve essere controllata regolarmente per accertarsi che la vegetazione non induca un malfunzionamento del sistema di elettrificazione. Un aiuto in questo senso è dato dall’uso abituale di un tester che fornisce indicazioni sul voltaggio e sull’amperaggio della recinzione, facilitando l’individuazione di un malfunzionamento.
  • Prestare attenzione al posizionamento della recinzione in prossimità di zone declivi, utilizzando una rete più alta nelle zone “a monte”: i predatori provenendo dall’alto sono facilitati a superare la recinzione con un salto.
  • Mantenere la recinzione sempre attiva affinché costituisca una barriera “fissa” soprattutto nei confronti degli altri animali selvatici che frequentano la zona (cervidi e cinghiali) e che potrebbero danneggiarla
  • Utilizzare elettrificatori, batterie, sistemi di messa a terra idonei alle dimensioni della recinzione, ricordandosi che il voltaggio dell’impulso elettrico deve essere di circa 8.000 - 10.000 Volt per dissuadere i predatori dal contatto
  • Fissare bene la recinzione al terreno soprattutto in caso di avvallamenti (ad es. usando tondini piegati ad U), ed evitare che la rete formi delle sacche nelle quali gli animali possono rimanere impigliati

Cani da guardiania

Le principali razze usate sulle Alpi per la protezione del bestiame dai predatori, sono il Cane da montagna dei Pirenei (Patù) e il Pastore maremmano abruzzese. La buona funzionalità e la corretta integrazione del cane da guardiania nel contesto zootecnico dipendono da diversi fattori come le sue caratteristiche genetiche, la tipologia di gestione del bestiame in cui è inserito, la zona in cui il bestiame pascola, ma soprattutto la corretta fase di educazione/socializzazione dei cuccioli. In particolare, le caratteristiche comportamentali che devono essere stimolate nella fase educativa dei primi mesi di vita sono: attenzione (forte attaccamento del cane verso il bestiame e forte senso di protezione); affidabilità (assenza di istinto predatorio verso il bestiame); protezione (azione di difesa del bestiame verso i predatori). Una corretta gestione dei cuccioli consente di contenere le problematiche legate ad una eventuale loro aggressività nei confronti delle persone. I cani iniziano a lavorare efficacemente dai 2 anni di età ma è molto importante che accompagnino il bestiame al pascolo già dai primi mesi affinché imparino a conoscere il territorio in cui dovranno lavorare. La presenza dei cani in alpeggio non sostituisce l’allevatore nella gestione del bestiame che, anzi, dovrà favorire il lavoro dei cani tenendo unito il bestiame al pascolo e radunandolo per la notte. L’allevatore dovrà esercitare anche un controllo sul comportamento del cane stesso evitando che si allontani dal bestiame e che si avvicini alle persone di passaggio.

Approfondimento

I cani da guardiania si sono rivelati un ottimo strumento di contenimento dei danni da predazione anche in quei contesti dove la morfologia del terreno o la presenza di vegetazione arbustiva diffusa o la presenza di nebbia fitta rende difficilmente sorvegliabile l’intero gregge anche da parte del pastore, divenendo uno strumento di prevenzione insostituibile.
Accorgimenti per disporre di cani da guardiania correttamente formati.
  • Scelta dei cani: favorire la scelta basata sull’attitudine dei cani al lavoro (legame con il bestiame, assenza di aggressività verso il bestiame e verso l’uomo, istinto di difesa) piuttosto che le caratteristiche morfologiche previste dai canoni di razza.
  • Inserimento dei cani con il bestiame: nel caso in cui il bestiame sia già abituato alla presenza dei cani, permettere che i cuccioli nascano direttamente nella stalla, altrimenti prevedere un loro graduale inserimento a partire dai 2 mesi di vita.
  • Fase di socializzazione/educazione: una corretta gestione dei cuccioli, che devono compiere un equilibrato percorso di socializzazione con il bestiame e con l’uomo, consente di contenere le problematiche relative all’eventuale aggressività dei cani in età adulta nei confronti del bestiame, dei turisti o degli altri cani da lavoro.
  • Prevedere dei momenti di incontro e socializzazione dei cani con le persone (anche estranei) per evitare che queste siano percepite come “estranei-predatori” e dei momenti in cui il proprietario maneggi il cane affinché esso si abitui ad essere “toccato”, per esempio in caso di interventi veterinari (vaccinazioni, controlli di routine, ...); abituare il cane ad essere condotto al guinzaglio e ad essere trasportato su automezzi.
  • La scelta del numero di cani da guardiania da inserire con il bestiame può dipendere da: i) numero di capi di bestiame da proteggere, si consiglia di non applicare in ambiente alpino la diffusa regola che prevede la presenza di un cane ogni 100 pecore; se i cani sono in numero elevato si presenta il serio rischio che questi abbiano un atteggiamento da “branco” e diventino difficilmente gestibili, in ogni caso prevedere la presenza di almeno 2 cani; ii) orografia del territorio in cui il bestiame pascola (territori con orografia complessa sono più difficili da sorvegliare e necessitano di più cani); capacità e esperienza dell’allevatore: ad un allevatore alle prime esperienze con i cani da guardiania, si consiglia l’utilizzo di un numero ridotto di cani, con un carattere equilibrato.

Dissuasori

I dissuasori hanno la funzione di spaventare i predatori tenendoli lontani dal bestiame domestico. Hanno tendenzialmente una efficacia limitata nel tempo e devono quindi essere usati solo se esiste un concreto rischio di attacco (ad es. quando il predatore è segnalato nelle vicinanze dell’alpeggio) e non come prevenzione abituale.
  • Dissuasori acustici - Sono apparecchi elettronici che emettono suoni pre-registrati (voci di persone, spari di fucile, rumori forti in generale) ad intervalli programmati o, se dotati di sensori di attivazione a infrarossi, al passaggio degli animali. Generalmente i suoni vengono emessi dal tramonto all’alba con intervalli di 30 minuti. I dissuasori sono posizionati in prossimità del bestiame da proteggere (che deve essere raggruppato in una zona ristretta) ed in modo che i suoni possano essere sentiti a grosse distanze (per es. sulla sommità di piante).
  • Dissuasori ottici luminosi - Si tratta di lampeggiatori ad intermittenza (del tipo usato nei cantieri stradali) che vengono posizionati lungo il perimetro della recinzione. Anche questi possono essere dotati di un sensore di attività che li aziona al passaggio degli animali.
  • Dissuasori ottici (fladry) - Si tratta di bandierine di nylon rosso (dimensioni 50 x 10 cm) attaccate ad una corda posta ad una altezza di circa 90 cm dal suolo. Il loro movimento fa sì che esse vengano percepite dal lupo come una sorta di barriera fisica da non oltrepassare. Le fladry hanno l’inconveniente di richiedere una manutenzione costante perché possono facilmente sfilacciarsi e incastrarsi negli arbusti. Alcuni studi hanno dimostrato che è possibile protrarre l’efficacia delle fladry attaccandole ad un filo elettrificato (turbofladry).